A volte l'elefante rosso faceva dei sogni — rari, pesanti, simili al lento movimento delle placche tettoniche. In questi sogni, cercava di comprendere la propria natura e quell'immutabile fardello che gli era stato affidato in mezzo al vuoto assoluto. In alcune visioni, gli sembrava di essere un antico Sisifo, ma capovolto, subordinato a una legge diversa, molto più sofisticata. Il Sisifo greco è condannato a un movimento eterno e furioso, a una lotta infinita contro la forza di gravità e la pendenza del pendio. L'elefante, invece, capiva che il suo destino era l'esatto opposto, ma non per questo meno schiacciante. Non era prigioniero di una pietra rotolante e non era schiavo della dinamica. La sua maledizione, il suo dovere assoluto, era un'immobilità totale e congelata. L'elefante si rendeva conto di essere condannato a rimanere una statua statica, un punto di riposo assoluto. In questo sogno, il cubo bianco esisteva solo finché la spalla rossa lo toccava. S...
Комментарии
Отправить комментарий